AI ethicist, la standardizzazione europea definisce una nuova professionalità per l’etica dell’intelligenza artificiale

Con EN 18274:2026 la standardizzazione europea porta l’etica dell’AI dal terreno dei principi a quello delle competenze professionali, collegando la figura professionale dell’AI ethicist al sistema europeo della professionalità ICT, ai processi di impact assessment e alla più ampia governance organizzativa dell’intelligenza artificiale.

di Oliviero Casale, General Manager di UniProfessioni e Segretario di AICQ Emilia Romagna e Marche

La progressiva diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali, nei prodotti e nei servizi sta modificando anche il modo in cui viene affrontata la dimensione etica della tecnologia. Per anni il dibattito europeo si è concentrato soprattutto sui principi destinati a orientare sviluppo e impiego dell’AI – trasparenza, fairness, accountability, autonomia umana, tutela della privacy e non discriminazione – mentre oggi emerge una questione ulteriore: non basta stabilire quali valori debbano essere rispettati, perché occorre definire quali competenze siano necessarie per tradurli in valutazioni, processi e decisioni concretamente applicabili nelle organizzazioni.

È su questo terreno che interviene la EN 18274:2026, “Competence requirements for professional AI ethicists”, sviluppata nell’ambito del CEN-CENELEC JTC 21 sull’intelligenza artificiale e ora identificata come European Norm nei cataloghi degli organismi nazionali di normazione. La norma non propone un nuovo catalogo di principi e non pretende di indicare una soluzione moralmente corretta per ogni possibile impiego dell’AI; definisce invece un framework sistematico delle conoscenze, delle abilità e degli atteggiamenti professionali richiesti a chi svolge attività specialistiche di analisi, valutazione e indirizzo delle implicazioni etiche e sociali dell’intelligenza artificiale. Il passaggio è rilevante perché l’etica viene trattata anche come capacità professionale dimostrabile: non soltanto conoscenza di principi, ma capacità di utilizzare metodi e competenze per produrre risultati osservabili all’interno dell’organizzazione.

La EN 18274 si colloca in un percorso europeo iniziato diversi anni prima e strettamente connesso alla standardizzazione della professionalità ICT. Un ruolo centrale è svolto dalla CEN/TS 17834:2022, “European Professional Ethics Framework for the ICT Profession”, che aveva già impostato l’etica come processo capace di passare dalla teoria alla pratica, trasformando valori e principi in un ethical management process utilizzabile da professionisti e organizzazioni. Il rapporto è esplicito, poiché la CEN/TS 17834 compare nell’Annex A del progetto EN 18274 fra i principali documenti con i quali il nuovo framework viene posto in relazione. Se la Technical Specification del 2022 affronta il problema di come incorporare i valori nei processi della professione ICT, la EN 18274 concentra l’attenzione sulle capacità della persona chiamata a contribuire a tale processo quando l’oggetto è specificamente l’AI.

La ricostruzione analitica del dettaglio, condotta sul prEN 18274:2025 sottoposto a public enquiry, mostra con chiarezza questa impostazione, distinguendo fra un’area di governance e un’area riferita al ciclo di vita dei sistemi AI. Nel primo gruppo rientrano awareness, education and training sull’AI ethics, stakeholder management, capacità di distinguere questioni etiche e giuridiche, comunicazione e gestione delle risorse; nel secondo trovano posto AI ethics implementation, ethical and societal impact assessment, ethics-based auditing, documentazione e qualità dei processi, ethical reasoning ed ethical mediation, cui si aggiunge una dimensione trasversale relativa agli atteggiamenti professionali. Il profilo che emerge è quindi distante dall’immagine dell’esperto confinato alla formulazione di principi astratti, perché deve comprendere organizzazioni e stakeholder, contribuire alla formazione, partecipare alla valutazione degli impatti, documentare processi e decisioni e utilizzare metodologie di audit e mediazione.

La competenza relativa allo stakeholder management è particolarmente indicativa, poiché l’impatto di un sistema AI raramente riguarda un unico soggetto e può coinvolgere lavoratori, consumatori, utenti, gruppi vulnerabili, minori o comunità portatrici di interessi differenti. Il professionista deve quindi saper identificare gli stakeholder rilevanti, comprenderne prospettive e vulnerabilità, costruire modalità appropriate di coinvolgimento e gestire eventuali conflitti, evitando che la valutazione etica si riduca alla sola prospettiva dell’organizzazione che sviluppa o utilizza il sistema. Allo stesso modo, la competenza dedicata alla distinzione fra ethical concerns e legal concerns impedisce di assimilare l’etica alla semplice compliance: l’AI Act stabilisce obblighi giuridici, ma la legalità di una pratica non esclude questioni di proporzionalità, equità, autonomia o accettabilità sociale.

Anche la posizione organizzativa dell’AI ethicist viene configurata in modo da evitare un equivoco frequente, quello di trasformare l’esperto in un’autorità morale isolata. Nel prEN 18274:2025 la funzione è concepita prevalentemente come advisory: l’ethicist riconosce i problemi, struttura l’analisi, facilita il confronto fra stakeholder e mette a disposizione metodi e competenze, mentre la decisione finale rimane attribuita alla leadership e ai soggetti organizzativamente responsabili. La deliberazione etica viene inoltre ricondotta a una dimensione collegiale, così che la presenza di uno specialista non diventi uno strumento per trasferire integralmente su di lui la responsabilità di product owner, tecnici, management, legal o risk manager. Professionalizzazione dell’etica e responsabilità diffusa vengono quindi mantenute insieme.

Il quadro diventa ancora più chiaro se la EN 18274 viene letta insieme agli altri strumenti europei dedicati alla professionalità digitale. L’EN 16234-1, e-Competence Framework, fornisce il linguaggio comune delle competenze ICT; l’EN 17748-1 organizza il relativo body of knowledge; la CEN/TS 17699 collega le competenze professionali alla progettazione dei curricula. Nel 2026 si è aggiunto il CWA 18398, “AI Professional Role Profiles and Educational Profiles”, che costruisce una mappa più ampia dei ruoli professionali dell’AI e dei profili educativi associati. Il CWA e la EN 18274 svolgono tuttavia funzioni differenti: il primo, in quanto Workshop Agreement, è uno strumento più flessibile e orientato a descrivere un insieme di ruoli e percorsi formativi; la seconda, in quanto European Standard, approfondisce una professionalità specifica e ne struttura i requisiti di competenza.

Questa architettura consente di leggere correttamente anche i documenti richiamati nell’Annex A del prEN 18274:2025. ISO/IEC TR 24368 offre una panoramica delle ethical and societal concerns dell’AI; ISO/IEC/IEEE 24748-7000 definisce un processo per affrontare le questioni etiche durante il system design; ISO/IEC 42005 fornisce guidance per l’AI system impact assessment; ISO 37002 riguarda invece i whistleblowing management systems. Si tratta di strumenti che operano su piani diversi ma complementari: uno standard può descrivere il metodo con cui svolgere un impact assessment, mentre EN 18274 affronta la competenza della persona chiamata a contribuire professionalmente a quell’attività. La norma sull’AI ethicist non sostituisce dunque metodologie e processi specialistici, ma li inserisce in un quadro di professionalità.

La stessa distinzione deve essere mantenuta rispetto agli standard sui sistemi di gestione, in particolare ISO/IEC 42001 ed EN 18286:2026. ISO/IEC 42001 organizza l’Artificial Intelligence Management System, mentre EN 18286:2026, pubblicata da CEN e CENELEC nel luglio 2026, è dedicata al Quality Management System per le finalità regolatorie dell’AI Act e si collega in particolare agli obblighi previsti dall’articolo 17 per i provider di sistemi ad alto rischio. Questi documenti riguardano prevalentemente processi, responsabilità, documentazione e controlli organizzativi; EN 18274 affronta invece il problema complementare della competenza umana necessaria affinché attività quali stakeholder engagement, impact assessment, auditing e gestione delle questioni etiche possano essere svolte con adeguata professionalità. La pubblicazione di uno standard europeo, inoltre, non equivale da sola alla presunzione di conformità: per gli standard armonizzati tale effetto dipende dalla pubblicazione del relativo riferimento nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Sarebbe quindi improprio interpretare la nuova norma come l’introduzione, da parte dell’AI Act, di un obbligo generale di nominare un “AI Ethics Officer”. Il Regolamento (UE) 2024/1689, nella versione consolidata al 27 luglio 2026 dopo le modifiche introdotte dal Regolamento (UE) 2026/1744, non istituisce una figura obbligatoria con questa denominazione. La rilevanza della EN 18274 è differente: mette a disposizione un benchmark europeo che può essere utilizzato per definire job description, criteri di selezione, percorsi formativi, modelli di assessment e, potenzialmente, futuri schemi di certificazione professionale. L’elemento centrale non è il titolo attribuito alla funzione, ma la possibilità di verificare se chi opera come AI Ethics Officer, Responsible AI Specialist, Ethical AI Strategist o con altra denominazione possieda effettivamente un nucleo coerente di competenze.

Si sta così delineando un’infrastruttura nella quale l’etica dell’intelligenza artificiale non è affidata esclusivamente alla sensibilità dei singoli e non viene ridotta a dichiarazioni di principio, ma viene collegata a competenze, processi, metodologie di valutazione e responsabilità organizzative. L’AI ethicist che emerge dalla EN 18274 non è un filosofo isolato né una variante del compliance officer, bensì una figura interdisciplinare chiamata a collegare valori, tecnologia, organizzazione e società, contribuendo a trasformare la Responsible AI da aspirazione generale a pratica professionale strutturata. Il contributo più significativo della norma non consiste quindi tanto nell’aver dato un nome europeo a una nuova professione, quanto nell’aver inserito l’etica dell’AI nel linguaggio delle competenze verificabili e della governance organizzativa, facendo compiere alla standardizzazione un passaggio decisivo dall’etica dichiarata all’etica professionalmente esercitabile.