Etica, integrità e governance dello sport nel quadro di IWA 46:2024.

di Oliviero Casale* e Paola Rinaldi**

  1. Introduzione. Etica e rilevanza pubblica dello sport
    Nel contesto contemporaneo lo sport non può essere compreso come semplice attività agonistica o ambito ricreativo, ma deve essere interpretato come uno spazio di rilevanza pubblica in cui convergono dimensioni politiche, economiche, sociali ed educative. Il documento IWA 46:2024 — Ethics and integrity in sport — Guidelines riconosce esplicitamente che tale centralità espone lo sport a tensioni sistemiche che incidono sulla sua credibilità e sulla sua capacità di mantenere coerenza con i valori che dichiara di incarnare, quali giustizia, rispetto, equità, integrità e fair play. Tali tensioni non derivano soltanto da condotte individuali devianti, ma da dinamiche strutturali che riguardano assetti di governance, processi decisionali, pratiche finanziarie e rapporti di potere.
    Lo sport appare così attraversato da fenomeni quali corruzione, manipolazione delle competizioni, conflitti di interesse, deficit di trasparenza e violazioni dei diritti degli atleti, che producono una progressiva erosione della fiducia pubblica e istituzionale. In questo quadro, l’etica non è trattata come elemento ornamentale o moralistico, bensì come principio infrastrutturale dell’azione organizzativa, capace di orientare decisioni, strutture e responsabilità collettive.

Un'immagine concettuale e surreale di un gigantesco stadio sportivo moderno in costruzione o parziale rovina. Le fondamenta profonde e i pilastri portanti sotterranei sono fatti di un materiale luminoso, solido e pulito, con incise a laser le parole "ETICA", "INTEGRITÀ", "GIUSTIZIA" e "FAIR PLAY". Queste fondamenta sostengono la struttura. Tuttavia, le parti superiori dello stadio (le tribune, gli uffici dirigenziali, le sale VIP) sono fatte di materiali che si stanno sgretolando, arrugginiti e pieni di crepe scure da cui esce fumo nero, simboleggiando la corruzione e le tensioni sistemiche. Il cielo sopra è tempestoso e grigio, riflettendo la perdita di fiducia pubblica. Lo stile è fotografico, iperrealistico ma simbolico.
  1. L’etica come orizzonte valoriale e matrice culturale
    Nel glossario dell’IWA 46, l’etica è definita come “corpo di valori, comprendente l’insieme dei principi morali che governano il comportamento”, definizione che, nel contesto sportivo, viene ulteriormente qualificata attraverso il riferimento a valori quali il rispetto di sé, le pari opportunità, il miglioramento personale, il rispetto degli altri, la tutela della salute dei partecipanti, l’amicizia tra i popoli e la ricerca dell’eccellenza. Tale formulazione restituisce una concezione ampia e stratificata dell’etica, che non coincide con un insieme di prescrizioni comportamentali, ma si configura come orizzonte valoriale e culturale all’interno del quale prendono forma identità, relazioni e pratiche sportive.
    L’etica appare dunque come matrice simbolica e educativa attraverso cui lo sport contribuisce alla formazione dei soggetti e delle comunità, promuovendo riconoscimento reciproco, responsabilità e inclusione. Essa integra una dimensione normativa — relativa alla definizione di condotte legittime — e una dimensione teleologica, volta a orientare la pratica sportiva verso finalità di crescita umana e sociale. In tale prospettiva, lo sport è interpretato non solo come competizione, ma come spazio di costruzione della cittadinanza e di sviluppo comunitario.

Nota 1. Il riferimento alla funzione valoriale e sociale dello sport è ricavato dai passaggi introduttivi della IWA 46 sul ruolo dello sport nella società e sull’impatto delle condotte non etiche.


  1. Etica e integrità: coerenza tra valori e istituzioni
    Il documento introduce, accanto al concetto di etica, la nozione di sport integrity, intesa come principio di coerenza tra valori dichiarati, decisioni organizzative e pratiche effettivamente adottate dagli attori e dalle istituzioni sportive. In tale prospettiva, etica e integrità risultano concettualmente distinte ma funzionalmente interdipendenti: l’etica costituisce il quadro dei valori di riferimento, mentre l’integrità rappresenta la condizione nella quale tali valori si traducono in comportamenti coerenti, verificabili e trasparenti.
    La rottura di questa coerenza — attraverso corruzione, opacità decisionale, manipolazioni regolative o conflitti di interesse — non produce soltanto una violazione morale, ma determina una frattura istituzionale, che compromette la legittimazione pubblica dell’organizzazione sportiva. La IWA 46 mette in evidenza come la mancanza di integrità generi rischi reputazionali, legali, finanziari e fiduciari, con effetti che si estendono oltre i confini dell’organizzazione e investono l’intero ecosistema sportivo.
    L’etica appare così come condizione di sostenibilità istituzionale, nella misura in cui l’integrità diventa il luogo di traduzione organizzativa dei valori.

Nota 2. L’interpretazione della distinzione funzionale tra etica e integrità deriva dalla lettura sistemica delle sezioni dedicate agli impatti organizzativi delle condotte non etiche.


  1. L’etica come principio sistemico di governance
    Uno degli elementi più innovativi dell’IWA 46 consiste nel collocare l’etica al centro della governance delle organizzazioni sportive. Il documento attribuisce al top management la responsabilità di integrare i principi di etica e integrità nella strategia complessiva, nella definizione di politiche, obiettivi, azioni e processi di monitoraggio e miglioramento. L’etica assume così la forma di principio organizzativo ex ante, che orienta la distribuzione del potere, la configurazione degli organi decisionali, la definizione delle responsabilità e la trasparenza dei procedimenti deliberativi.
    In questa prospettiva, la governance non è intesa come mera struttura formale, ma come spazio nel quale l’etica viene negoziata, tradotta e istituzionalizzata nelle pratiche decisionali. L’etica assume una funzione architettonica: essa non interviene soltanto a posteriori come criterio sanzionatorio, ma contribuisce a modellare la forma stessa dell’organizzazione sportiva.

Nota 3. Il rinvio alla responsabilità del top management e all’integrazione sistemica dei principi etici è basato sulle sezioni della IWA 46 dedicate alla strategia e all’organizzazione.


  1. Democrazia organizzativa, trasparenza e responsabilità del potere
    Il documento mette in relazione etica e principi democratici interni, evidenziando come equilibrio tra funzioni, tracciabilità delle decisioni, pubblicità degli atti e limitazione dei mandati costituiscano dispositivi etici volti a prevenire abuso di potere e concentrazione decisionale. La democrazia organizzativa è così interpretata come condizione strutturale di integrità: attraverso separazione delle funzioni, responsabilità chiaramente definite e possibilità di controllo, l’organizzazione diventa meno vulnerabile a dinamiche oligarchiche e opacità istituzionale.
    Il controllo non viene presentato unicamente come meccanismo ispettivo, ma come strumento di apprendimento organizzativo e di maturazione istituzionale. In questo senso, la governance etica è concepita come processo riflessivo continuo, orientato a prevenire le derive patologiche del potere.

Nota 4. Tale interpretazione ha carattere ermeneutico e sviluppa le implicazioni istituzionali dei principi di trasparenza e responsabilità richiamati nel documento.


  1. Cultura etica e interiorizzazione istituzionale
    Accanto alla dimensione strutturale, la IWA 46 attribuisce rilievo alla dimensione culturale dell’etica. L’organizzazione è chiamata a promuovere codici etici, carte dei valori, formazione e comunicazione interna, con l’obiettivo di favorire un processo di interiorizzazione collettiva dei principi di integrità. L’etica non è presentata come imposizione normativa unilaterale, ma come pratica condivisa che si costruisce attraverso partecipazione, confronto e progressiva adesione.
    La legittimità dell’organizzazione dipende così non solo dalla conformità formale alle norme, ma dalla capacità di trasformare il riferimento ai valori in abitudine istituzionale e cultura professionale.

  1. Etica, rischio e razionalità organizzativa
    La IWA 46 adotta un approccio fortemente orientato alla valutazione e gestione del rischio, invitando le organizzazioni sportive a considerare la propria situazione, identificare rischi etici e di integrità, stabilire priorità di intervento e definire azioni coerenti. In tale quadro, l’etica non è un mero orizzonte simbolico, ma un oggetto di analisi organizzativa, che richiede strumenti di diagnosi, sistemi di controllo, indicatori e processi di revisione periodica.
    Ne deriva una saldatura tra dimensione etica e dimensione manageriale: i valori vengono integrati in pratiche di pianificazione, monitoraggio e miglioramento continuo, configurando una razionalità sistemica dell’integrità.

  1. L’etica nella prassi: ambiti di declinazione operativa
    Il documento traduce tale impianto in molteplici ambiti operativi — trasparenza finanziaria, anticorruzione, conflitti di interesse, whistleblowing, antidoping, manipolazione delle competizioni, tutela degli atleti, prevenzione di violenza e discriminazione — nei quali l’etica si istituzionalizza in procedure, protocolli e dispositivi di responsabilità. Tali ambiti non rappresentano sezioni tematiche isolate, ma luoghi nei quali i principi etici vengono messi alla prova della prassi e resi strutturalmente operativi.

  1. Tutela materiale e sociale degli atleti come responsabilità etica della governance
    La IWA 46 introduce, in maniera particolarmente significativa, una declinazione dell’etica organizzativa che riguarda la protezione materiale e sociale degli atleti, interpretata come responsabilità diretta del vertice organizzativo e come componente essenziale della buona governance. Nella sezione dedicata ai principi di governance, il documento richiede infatti che le organizzazioni sportive siano in grado di identificare situazioni di vulnerabilità e insicurezza sociale, istituendo organismi dedicati alla prevenzione degli esiti negativi e al controllo delle azioni pianificate. In questo quadro, il top management è chiamato non soltanto a dichiarare un impegno formale, ma a tradurre tale impegno in politiche esplicite di protezione, dotate di risorse adeguate, strumenti di monitoraggio e sanzioni in caso di inadempienza, e ad assumere un obbligo di coerenza tra decisioni organizzative e tutela effettiva degli atleti.
    La tutela è qui interpretata in senso ampio: essa comprende la protezione socio-professionale degli atleti registrati e professionisti, la previsione di reti territoriali di referenti incaricati di diffondere la politica di protezione, il riconoscimento del valore della doppia carriera e il sostegno alla transizione professionale post-agonistica. Particolarmente rilevante è la previsione di organismi interni di rappresentanza e di interlocuzione — come comitati atleti o strutture di dialogo sociale — che svolgono una funzione di mediazione tra atleti e vertici organizzativi, favorendo processi partecipativi e forme di rappresentanza collettiva. In tal modo, la protezione non è concepita come intervento assistenziale, ma come dimensione relazionale e dialogica della governance, fondata sulla cooperazione, sull’ascolto e sulla corresponsabilità.
    Questa impostazione rafforza ulteriormente la lettura dell’etica come principio sistemico: la protezione materiale e sociale degli atleti non è presentata come misura accessoria o residuale, bensì come parte integrante dell’identità istituzionale dell’organizzazione sportiva, che assume il compito di prendersi cura dei propri membri lungo l’intero ciclo di vita sportiva e professionale. In tale prospettiva, la politica di protezione contribuisce sia alla credibilità etica dell’organizzazione, sia alla qualità del suo contributo allo spazio pubblico, poiché la tutela delle persone che operano nello sport diventa condizione di giustizia organizzativa, di sostenibilità istituzionale e — in senso più ampio — di promozione del bene comune.

  1. Il bene comune come orizzonte implicito della governance sportiva
    Il documento non utilizza esplicitamente la categoria di bene comune, ma il concetto può essere ricostruito per via ermeneutica a partire dai riferimenti alla fiducia pubblica, al ruolo sociale dello sport e alla responsabilità istituzionale della governance. Lo sport è presentato come realtà “al cuore di numerosi aspetti della società”, e le condotte non etiche sono descritte come fattori che erodono la fiducia di pubblico, governi e investitori e compromettono i valori che lo sport intende promuovere.
    Quando la IWA 46 richiama la necessità di rafforzare la fiducia nello sport, promuovere trasparenza e conformità ai principi democratici e svilupparne il ruolo nella società, essa riconduce implicitamente le organizzazioni sportive a una funzione pubblica allargata. In questo senso, l’insistenza sulla responsabilità degli organi direttivi e sulla prevenzione dei rischi di abuso di potere non tutela soltanto l’organizzazione, ma l’intera comunità che subisce gli effetti delle decisioni sportive.
    Letta in questa prospettiva, la IWA 46 può essere interpretata come un tentativo di normare la responsabilità delle organizzazioni sportive non solo verso i propri membri, ma verso un orizzonte di bene comune, inteso come insieme di condizioni istituzionali — trasparenza, equità, sicurezza, inclusione — che consentono allo sport di contribuire stabilmente allo sviluppo umano e sociale delle comunità di riferimento.

Nota 5. Il riferimento al bene comune ha natura interpretativa ed è ricostruito a partire dal lessico della fiducia pubblica e del ruolo sociale dello sport presenti nel documento.


  1. Conclusioni. Etica, responsabilità pubblica e maturità istituzionale
    L’analisi della IWA 46 consente di coglierne la natura di documento che, pur non configurandosi formalmente come uno standard di sistema di gestione, opera come quadro normativo-culturale capace di incidere in profondità sulla forma istituzionale delle organizzazioni sportive. La prospettiva proposta non riduce l’etica a dimensione moralistica o meramente sanzionatoria, ma la riconfigura come principio sistemico di governo delle organizzazioni, in cui valori, processi decisionali, configurazioni di potere e responsabilità pubblica risultano strutturalmente interconnessi.
    Ciò che emerge con particolare chiarezza è che l’integrità non è trattata come requisito accessorio o come vincolo regolativo imposto dall’esterno, ma come condizione costitutiva di sostenibilità istituzionale. La coerenza tra valori dichiarati e pratiche organizzative diventa infatti il presupposto della legittimazione sociale dello sport, della sua capacità di generare fiducia e di esercitare un ruolo pubblico riconoscibile nello spazio democratico. In questo senso, la IWA 46 contribuisce a spostare l’attenzione dal singolo comportamento deviante alla dimensione strutturale delle patologie organizzative, evidenziando come corruzione, opacità decisionale e abuso di potere rappresentino non soltanto violazioni etiche, ma forme di crisi della governance.
    Allo stesso tempo, l’enfasi posta sulla tutela materiale e sociale degli atleti rafforza la lettura dello sport come comunità istituzionale responsabile delle persone che la abitano. La protezione socio-professionale, il sostegno alla doppia carriera, le strutture di rappresentanza e dialogo interno, così come i presidi di prevenzione della vulnerabilità e dell’insicurezza, delineano una concezione dell’etica che si traduce in cura, responsabilità e riconoscimento. L’organizzazione sportiva non è vista soltanto come produttrice di risultati agonistici, ma come luogo in cui si intrecciano biografie, percorsi formativi, traiettorie lavorative e fragilità sociali: la tutela degli atleti diventa pertanto espressione concreta di giustizia organizzativa.
    Sotto questo profilo, la IWA 46 può essere letta come uno strumento che favorisce la maturazione dello sport da semplice settore d’attività a istituzione pubblica responsabile, capace di integrare logiche manageriali, dimensione etica e orientamento al bene comune. La dimensione di risk management e miglioramento continuo — pur non formalizzata nel linguaggio dei sistemi di gestione — introduce una razionalità riflessiva, nella quale la governance non è configurata come struttura statica, ma come processo di apprendimento organizzativo permanente.
    Le implicazioni di questa prospettiva sono rilevanti sia sul piano teorico sia su quello applicativo. Dal punto di vista teorico, la IWA 46 contribuisce a consolidare una visione dello sport come campo istituzionale ad alta intensità etica, nel quale la legittimità organizzativa deriva dalla capacità di tenere insieme valori, diritti, trasparenza e inclusione. Dal punto di vista operativo, il documento sollecita le organizzazioni sportive a trasformare le indicazioni etiche in politiche, procedure e strutture stabili, superando l’approccio episodico o emergenziale e promuovendo invece una cultura organizzativa integrata dell’integrità.
    Resta aperta, ed è forse il terreno più delicato e promettente, la questione della traduzione concreta di questo impianto nei diversi contesti nazionali, istituzionali e sportivi. Le sfide riguardano la capacità di garantire risorse adeguate, di evitare il rischio di formalismi organizzativi privi di effettività, di consolidare le forme di partecipazione e rappresentanza degli atleti e di sviluppare indicatori in grado di misurare non solo la conformità, ma la reale maturità etica delle organizzazioni.
    In conclusione, la IWA 46 appare come un passo significativo nel percorso di istituzionalizzazione dell’etica nello sport: non un semplice strumento tecnico, ma un dispositivo di orientamento culturale e politico-organizzativo, che invita le organizzazioni sportive a riconoscersi come attori responsabili nello spazio pubblico, chiamati a contribuire — attraverso pratiche di integrità, tutela e trasparenza — alla costruzione di una comunità sportiva più giusta, inclusiva e socialmente rilevante.

Bibliografia essenziale
— ISO, IWA 46:2024 — Ethics and integrity in sport — Guidelines.
— ISO 37001:2016, Anti-bribery management systems.
— ISO 37002:2021, Whistleblowing management systems.
— Council of Europe, Recommendations and sport governance framework.


Autori
Oliviero Casale è General Manager di UniProfessioni e Innovation Manager certificato; consigliere della Fondazione Communia; coordinatore del World Industry 5.0 Forum by Confassociazioni; componente di ISO TC/279 (Innovation management); Cultore della Materia in “Affidabilità Controllo Qualità e Certificazione di Processo e di Prodotto” presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e Segretario di AICQ Emilia-Romagna e Marche.

Paola Rinaldi è laureata in Fisica e PhD in Ingegneria elettrotecnica; titolare del corso di Affidabilità, Controllo Qualità e Certificazione di Processo e di Prodotto nel C.d.L. in Ingegneria Gestionale nell’Università di Bologna; Vicepresidente di AICQ Emilia-Romagna e Marche e certificata come Circular Economy Advisor.