Quando organizzazioni, filiere ed ecosistemi condividono condizioni che nessuno può governare da solo
Marco Antonio Imbesi
Presidente AICQ Emilia Romagna Marche – Presidente dell’Assemblea degli Enti Associati AICQ
Negli ultimi decenni la cultura della qualità ha attraversato un’evoluzione profonda, passando dal controllo del prodotto alla gestione dei processi e, successivamente, alla capacità di leggere l’organizzazione come un sistema nel quale strategia, persone, competenze, rischi, opportunità, risorse e relazioni con le parti interessate devono essere considerate in modo sempre più integrato. Anche l’evoluzione dei sistemi di gestione, sostenuta dalla struttura armonizzata delle norme ISO, ha favorito un linguaggio comune e una maggiore possibilità di mettere in relazione qualità, ambiente, salute e sicurezza, energia, innovazione e altri ambiti che in passato tendevano a essere amministrati attraverso sistemi paralleli e scarsamente comunicanti.

Il risultato più rilevante di tale percorso sta forse nell’avere aiutato le organizzazioni a comprendere che la conformità a un singolo requisito non garantisce necessariamente la qualità dell’insieme e che un sistema di gestione funziona realmente quando processi, responsabilità, informazioni, obiettivi, controlli e riesami concorrono a una direzione coerente. La stessa esperienza maturata con l’integrazione dei sistemi pone oggi una questione ulteriore, perché imprese e istituzioni operano sempre meno come unità isolate e sempre più all’interno di filiere, reti, territori, infrastrutture condivise, piattaforme, ecosistemi produttivi e di innovazione nei quali decisioni assunte da un soggetto possono produrre effetti che attraversano molte altre organizzazioni e diversi livelli istituzionali.
L’introduzione stabile, nei sistemi di gestione, del contesto dell’organizzazione, delle parti interessate e delle relazioni tra processi ha rappresentato un passaggio decisivo, ma il contesto nel quale oggi imprese e istituzioni operano tende ormai a essere molto più ampio del loro stesso perimetro organizzativo. Un’impresa può dipendere da infrastrutture energetiche e digitali, conoscenze, competenze, servizi, condizioni ambientali, reti logistiche e sistemi territoriali che non controlla direttamente e che, nello stesso tempo, contribuisce a modificare attraverso le proprie scelte; allo stesso modo, un’amministrazione pubblica può essere formalmente competente su una parte del problema senza disporre, da sola, delle conoscenze, delle risorse o dei poteri necessari per governarne l’intero ciclo degli effetti.
Dentro un quadro così articolato, la proposta dei Beni Comuni Multilivello, sviluppata da Oliviero Casale e Gilda Farrell nel loro working paper, offre una chiave di lettura che può dialogare in modo fecondo con la cultura della qualità e dei sistemi di gestione senza sovrapporsi ad essa. Il suo interesse non deriva dall’estensione indiscriminata della nozione di bene comune a tutto ciò che appare importante o strategico, né dalla messa in discussione di proprietà, competenze o responsabilità organizzative, ma dalla possibilità di interrogarsi su quando una condizione dalla quale dipendono più soggetti diventi talmente interdipendente da non poter essere adeguatamente compresa e governata attraverso un solo perimetro.
La selettività della qualificazione è uno degli aspetti più convincenti della proposta, perché richiede la convergenza di una funzione vitale o essenziale, della propagazione degli effetti oltre il luogo o il soggetto della decisione iniziale, di una pluralità di scale non governabili separatamente, dell’insufficienza strutturale di un solo attore o regime e della necessità di soglie, monitoraggi e responsabilità coordinate. Dal punto di vista dei sistemi di gestione emerge così una domanda molto vicina all’esperienza professionale della qualità: che cosa accade quando ogni organizzazione può risultare formalmente conforme rispetto al proprio perimetro, mentre la condizione complessiva dalla quale tutte dipendono continua a deteriorarsi oppure rimane priva di una responsabilità chiaramente riconoscibile?
La proposta, tuttavia, non si esaurisce nella qualificazione della condizione o nella definizione di un assetto di governance, perché dietro i Beni Comuni Multilivello vi è anche un modo di agire che parte dal riconoscimento delle condizioni comuni, segue la propagazione e la qualità degli effetti, individua scale e attori pertinenti, attribuisce responsabilità differenziate e collega decisione, monitoraggio, apprendimento e revisione. In questa sequenza la cura del vivente acquista un significato concreto e non meramente valoriale: significa preservare, mantenere e, quando necessario, rigenerare le condizioni ecologiche, sociali, cognitive e infrastrutturali dalle quali dipendono persone, organizzazioni, territori ed ecosistemi, evitando che il miglioramento di una singola parte venga ottenuto trasferendo fragilità o costi sull’insieme.

L’esperienza maturata nell’integrazione dei sistemi di gestione mostra da tempo che procedure separate, indicatori non comunicanti e responsabilità organizzate per compartimenti stagni producono inefficienze, duplicazioni e zone d’ombra; quando l’unità di analisi si estende dall’organizzazione all’ecosistema nel quale essa opera, l’esigenza di connessione diventa ancora più evidente. Un ecosistema dell’innovazione, una filiera produttiva, un sistema territoriale o una rete di servizi possono infatti coinvolgere imprese, amministrazioni, università, infrastrutture, professionisti, comunità e soggetti regolatori che conservano ruoli e responsabilità differenti, mentre i risultati complessivi dipendono dalla qualità delle relazioni, delle informazioni e dei meccanismi di coordinamento che riescono a costruire.
Pensare in termini di interdipendenza non richiede di immaginare un unico grande sistema di gestione capace di assorbire tutti gli altri, soluzione che sarebbe tanto impraticabile quanto concettualmente sbagliata; richiede piuttosto di costruire interfacce di governance attraverso le quali sistemi autonomi possano comunicare mediante linguaggi compatibili, informazioni affidabili, soglie condivise, responsabilità attribuibili, monitoraggi coordinati e meccanismi di riesame capaci di intervenire quando gli effetti reali divergono dagli obiettivi dichiarati.
La cultura ISO mette già a disposizione numerosi elementi utili per affrontare una simile evoluzione, dal pensiero basato sul rischio alla comprensione del contesto, dalla gestione delle informazioni documentate al monitoraggio delle prestazioni, fino all’audit, al riesame e al miglioramento continuo. Il nodo consiste nel comprendere quando tali strumenti debbano essere messi in relazione anche oltre il perimetro della singola organizzazione, collegando evidenze, decisioni e responsabilità tra soggetti differenti senza trasformare l’integrazione nella cancellazione delle rispettive autonomie.
Per le PMI il tema assume un rilievo particolare, perché sarebbe controproducente rispondere alla crescente complessità moltiplicando standard, procedure e adempimenti indipendenti, mentre la logica dell’integrazione può ridurre duplicazioni e costruire una lettura coerente di qualità, ambiente, energia, innovazione, compliance e sostenibilità. Un sistema di gestione maturo dovrebbe aiutare l’impresa non soltanto a dimostrare ciò che fa al proprio interno, ma anche a comprendere da quali condizioni esterne dipende, quali effetti contribuisce a produrre lungo la filiera o nell’ecosistema nel quale opera e quali responsabilità può realisticamente assumere rispetto a tali effetti.
I Beni Comuni Multilivello introducono, a questo punto, un ulteriore livello di lettura, poiché in determinate condizioni il problema non consiste più soltanto nel coordinare organizzazioni differenti, ma nel riconoscere una condizione comune da mantenere nel tempo, rispetto alla quale nessun soggetto può considerarsi autosufficiente. La responsabilità continua a dover essere distribuita in funzione del potere di incidere, della conoscenza disponibile, del contributo agli effetti e della capacità concreta di prevenire, correggere o riparare, evitando però che la complessità produca il risultato paradossale per cui ciascuno risponde correttamente della propria parte mentre nessuno risponde della qualità dell’insieme.
Per AICQ si apre quindi un terreno di lavoro particolarmente coerente con la propria storia, nel quale la cultura costruita in decenni di esperienza sulla qualità, sui sistemi di gestione, sulla valutazione, sull’audit e sul miglioramento può essere messa alla prova rispetto alle interdipendenze tra organizzazioni. Ampliare lo sguardo dal singolo sistema organizzativo agli ecosistemi nei quali esso opera non significa perdere l’identità della qualità, ma può rappresentarne una delle evoluzioni più interessanti se consente di leggere con maggiore precisione relazioni, effetti e responsabilità che i confini organizzativi, da soli, non riescono più a contenere, collegando il miglioramento non soltanto alla prestazione della singola organizzazione ma anche alla capacità di contribuire alla cura e alla continuità delle condizioni comuni dalle quali essa stessa dipende.
La struttura armonizzata delle norme ISO ha rappresentato un passaggio importante per favorire l’integrazione dentro le organizzazioni; la sfida che si profila ora riguarda la possibilità di costruire maggiore coerenza tra organizzazioni che condividono condizioni, infrastrutture, conoscenze e conseguenze delle proprie decisioni. In uno spazio ancora largamente da esplorare, la riflessione sui Beni Comuni Multilivello può incontrare quella sui sistemi di gestione senza aggiungere una nuova etichetta, ma offrendo un modo di agire capace di collegare conoscenza, responsabilità, decisione e revisione e di ricondurre, in ultima istanza, il miglioramento alla cura del vivente e delle condizioni comuni. La domanda rivolta alla comunità della qualità diventa allora concreta e sempre meno rinviabile: come possiamo continuare a migliorare le nostre organizzazioni se la qualità delle condizioni dalle quali esse dipendono non può più essere governata da ciascuna di esse separatamente?