Le nuove professioni dell’Intelligenza Artificiale e il passaggio dalla sperimentazione alla responsabilità organizzativa

Articolo di approfondimento sulla UNI 11621-8:2026

di Oliviero Casale, Paola Rinaldi e Ivano Corradetti

L’intelligenza artificiale ha superato la fase in cui poteva essere considerata un ambito riservato alla ricerca o alla sperimentazione di pochi gruppi tecnici. La sua presenza nei processi aziendali, nei servizi pubblici, nella sanità, nella finanza, nell’industria e nella sicurezza informatica impone una riflessione più matura: non basta adottare strumenti evoluti per parlare di reale capacità di governo dell’AI. L’adozione di sistemi intelligenti produce valore quando è accompagnata da competenze riconoscibili, responsabilità definite, processi controllabili e criteri di valutazione adeguati. Senza tali condizioni, l’AI rischia di rimanere una somma di iniziative frammentate, prive di direzione coerente e di presidio sugli impatti tecnici, organizzativi, normativi ed etici.

La UNI 11621-8:2026 interviene in tale fase di maturazione proponendo un quadro di riferimento per i profili di ruolo professionale relativi all’Intelligenza Artificiale. La norma, dedicata alle attività professionali non regolamentate nell’ambito ICT, definisce profili di terza generazione applicando i principi della UNI 11621-1 e collega ciascun profilo a compiti, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità, autonomia, responsabilità e indicatori di prestazione. In un mercato nel quale le denominazioni professionali legate all’AI si moltiplicano rapidamente e vengono usate in modo disomogeneo, tale impostazione aiuta a distinguere l’uso evoluto degli strumenti dalla presenza di una competenza professionale realmente strutturata.

La necessità di una sistematizzazione nasce dalla natura stessa dell’intelligenza artificiale, perché un sistema AI non è mai riducibile al solo modello algoritmico o alla sola applicazione software. Ogni soluzione dipende dalla qualità dei dati, dalle scelte architetturali, dai criteri di addestramento e validazione, dalla robustezza, dalla sicurezza, dalla spiegabilità, dalla supervisione umana e dalla capacità dell’organizzazione di inserirla nei processi senza generare effetti non governati. La competenza richiesta non coincide quindi con la semplice familiarità con piattaforme generative o strumenti automatizzati, ma riguarda la capacità di contribuire a progettazione, sviluppo, integrazione, valutazione e gestione di sistemi che incidono su decisioni, servizi e prodotti.

La mappa professionale delineata dalla UNI 11621-8:2026 individua dodici profili che coprono funzioni strategiche, consulenziali, tecniche, scientifiche, di prodotto, di sicurezza e di governance. Il Chief AI Officer presidia strategia, governo e integrazione sicura dell’AI nei processi aziendali; l’AI Consultant accompagna imprese e amministrazioni nell’identificazione dei casi d’uso, nella valutazione di benefici e rischi e nella costruzione di roadmap coerenti con gli obiettivi dell’organizzazione; l’AI Product Manager trasforma l’AI in prodotti e servizi, bilanciando mercato, requisiti funzionali, sostenibilità economica, esperienza utente e vincoli regolatori. L’AI Prompt Engineer, divenuto rilevante con l’affermazione dei sistemi generativi, non si limita a formulare istruzioni efficaci, ma progetta, valida e mantiene prompt, template, catene di interazione, guardrail e criteri di valutazione.

Sul versante più ingegneristico, l’AI Algorithm Engineer si concentra sulla progettazione, validazione e ottimizzazione degli algoritmi, mentre l’AI Deep Learning Engineer lavora sulle architetture di apprendimento profondo e sulle reti neurali. L’AI Machine Learning Engineer assume un ruolo centrale nel passaggio dai prototipi ai sistemi effettivamente utilizzabili, perché presidia realizzazione, messa in produzione e manutenzione dei modelli di machine learning. A tali professionalità si affiancano l’AI Data Engineer e l’AI Data Scientist, che intervengono su due dimensioni complementari: il primo garantisce preparazione, disponibilità, qualità, organizzazione e gestione dei dati necessari ai sistemi AI, mentre il secondo lavora sull’analisi, sulla modellazione predittiva, sull’interpretazione dei risultati e sulla produzione di evidenze utilizzabili nei processi decisionali.

La specializzazione prosegue con l’AI Natural Language Processing Engineer, dedicato ai sistemi di elaborazione del linguaggio naturale, sempre più rilevanti in applicazioni che vanno dalla classificazione dei testi ai chatbot evoluti, dall’estrazione informativa all’analisi semantica. L’AI Security Specialist presidia invece la sicurezza dei sistemi AI in un senso più ampio rispetto alla cybersecurity tradizionale, perché deve considerare anche manipolazione dei dataset, attacchi ai modelli, furto di informazioni, prompt injection, comportamenti inattesi e vulnerabilità della catena di fornitura tecnologica. Completa il quadro l’AI Research Scientist, orientato alla ricerca, alla sperimentazione e all’avanzamento scientifico delle tecniche di intelligenza artificiale. L’articolazione dei profili e dei titoli alternativi in lingua italiana conferma l’intento della norma di rendere più leggibile il mercato delle competenze e di favorire un uso coerente della terminologia professionale.

La rilevanza della UNI 11621-8:2026 non risiede solo nell’elenco dei ruoli, ma nella visione organizzativa che ne deriva. L’intelligenza artificiale non può essere affidata a una sola funzione aziendale, né può essere risolta attraverso l’inserimento isolato di una singola figura specialistica. Le organizzazioni più mature saranno quelle capaci di combinare indirizzo strategico, ingegneria dei modelli, governo dei dati, gestione del prodotto, sicurezza, conformità normativa, valutazione del rischio, misurazione del valore e accompagnamento del cambiamento. Il Chief AI Officer non sostituisce CIO, CTO, CDO, DPO, funzioni legali o responsabili della sicurezza, ma opera in relazione con tali responsabilità per evitare che l’AI proceda per iniziative parallele, non coordinate o difficili da controllare. Le figure tecniche e scientifiche, a loro volta, devono lavorare dentro una cornice comune, nella quale prestazioni, robustezza, spiegabilità, qualità dei dati, sicurezza e impatti organizzativi siano considerati parti di un unico ciclo di vita.

Un elemento particolarmente significativo riguarda la misurabilità delle competenze e dei risultati. La norma non descrive i profili in modo astratto, ma prevede che per ogni profilo di ruolo siano individuati compiti principali, competenze assegnate, abilità, conoscenze e KPI. Tale scelta consente di superare la logica della competenza dichiarata e di avvicinarsi a una valutazione più concreta della capacità professionale. L’adozione dell’AI deve poter essere osservata attraverso indicatori di conformità, qualità, gestione del rischio, auditabilità, ritorno sull’investimento, sostenibilità, soddisfazione degli stakeholder, monitoraggio post-rilascio e miglioramento continuo. Senza criteri di verifica, la discussione sulle competenze rischia di trasformarsi in una catalogazione di titoli; con indicatori collegati ai risultati, diventa possibile costruire job description più solide, selezionare fornitori con maggiore consapevolezza, progettare percorsi formativi coerenti e valutare la reale maturità delle organizzazioni.

Il legame con il quadro normativo e con gli standard tecnici rafforza ulteriormente tale impostazione. L’AI Act, il GDPR, le norme sulla sicurezza delle informazioni, la gestione del rischio e i sistemi di gestione per l’intelligenza artificiale rendono sempre più evidente che una soluzione AI non può essere considerata adeguata solo perché performante. Un modello può produrre risultati accurati in una fase di test e rivelarsi comunque problematico se tratta dati in modo non conforme, se genera discriminazioni, se non è spiegabile quando il contesto lo richiede, se non prevede supervisione umana o se non viene monitorato dopo il rilascio. L’adozione responsabile passa attraverso documentazione, tracciabilità, auditabilità, controllo degli impatti, gestione degli incidenti e capacità di revisione continua, mentre la governance diventa una condizione per rendere l’innovazione sostenibile quando l’AI entra in processi critici o incide su utenti, cittadini, clienti e lavoratori.

Per le imprese, il valore operativo della norma consiste nella possibilità di tradurre l’interesse per l’AI in scelte organizzative più precise. Definire ruoli, responsabilità e competenze permette di evitare sovrapposizioni, lacune e ambiguità, rendendo più chiaro chi debba occuparsi della strategia, chi dei dati, chi della sicurezza, chi della validazione, chi del prodotto e chi del monitoraggio. Per la pubblica amministrazione, un riferimento di questo tipo può sostenere processi di acquisizione e gestione più consapevoli, riducendo la dipendenza da fornitori o consulenze non chiaramente qualificate. Per i professionisti, la norma offre una traccia utile per orientare percorsi di sviluppo, formazione e aggiornamento in un mercato dinamico, nel quale la domanda cresce rapidamente ma tende ancora a confondere esperienza reale, conoscenza generale e utilizzo occasionale degli strumenti.

La sfida che attende le imprese non riguarda soltanto l’adozione di sistemi AI più potenti o l’inserimento di nuove figure professionali negli organigrammi. Riguarda soprattutto la capacità di gestire l’innovazione in ambienti nei quali l’intelligenza artificiale assume forme sempre più agentiche, cioè sistemi capaci di operare con maggiori gradi di autonomia e incidere sui processi decisionali e operativi. L’impresa che introduce modelli agentici non automatizza solo singole funzioni, ma ridefinisce il modo in cui persone, dati, processi, agenti artificiali, controlli e responsabilità concorrono alla generazione di valore. Da tale trasformazione nasce l’esigenza di professionisti capaci di accompagnare le organizzazioni in un percorso nel quale competenze tecniche, disegno organizzativo, gestione dell’innovazione, valutazione del rischio, accountability e supervisione umana devono essere integrate in un sistema coerente.

Norme come la ISO 56001:2024, dedicata ai requisiti per un sistema di gestione dell’innovazione, e la ISO/IEC 42001:2023, recepita in ambito UNI come UNI CEI ISO/IEC 42001:2024 e dedicata ai sistemi di gestione per l’intelligenza artificiale, offrono riferimenti essenziali per costruire processi strutturati, controllabili e migliorabili nel tempo. A tali riferimenti possono affiancarsi modelli gestionali come l’ASM – Agentic System Management, utile a leggere l’organizzazione come un ambiente nel quale agency umana e agency artificiale devono essere coordinate, monitorate e ricondotte a obiettivi condivisi di valore, responsabilità e sostenibilità. La professionalità AI non riguarda più solo la capacità di progettare o integrare tecnologie, ma anche quella di costruire architetture organizzative nelle quali l’innovazione sia governata come processo permanente, verificabile e coerente con lo scopo aziendale.

La portata della UNI 11621-8:2026 è anche culturale, perché spinge il discorso sull’intelligenza artificiale oltre la fascinazione per lo strumento e lo riporta sul terreno delle persone, dei processi e delle responsabilità. Dopo una stagione dominata dalla sperimentazione rapida, servono criteri più solidi per riconoscere le competenze, organizzare i team, misurare il valore e governare i rischi. L’AI non può restare un’iniziativa laterale affidata alla curiosità individuale o alla pressione competitiva, ma deve diventare parte del sistema di gestione dell’organizzazione, soprattutto quando si esprime attraverso sistemi agentici. La qualità dell’intelligenza artificiale dipenderà sempre meno dalla sola potenza dei modelli e sempre più dalla qualità delle professionalità che ne orientano l’impiego, dalla maturità dei sistemi di gestione e dalla capacità delle imprese di trasformare l’innovazione in un processo governato, verificabile e coerente con il proprio scopo.

Andare oltre il modello lineare verso quello circolare nell’Era del 5.0.

di Oliviero Casale* e Paola Rinaldi**

La crescente consapevolezza dei limiti del sistema economico lineare rappresenta il punto di partenza per la costruzione di un nuovo paradigma. Il modello estrattivo basato sulla sequenza produzione–consumo–smaltimento ha generato, secondo quanto affermato in ISO 59004 2024, un quadro globale caratterizzato da esaurimento delle risorse, perdita di biodiversità, aumento dei rifiuti e rilasci dannosi, fino a compromettere la capacità del pianeta di assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future. Lo stesso documento sottolinea che diversi limiti planetari sono già stati raggiunti o superati, rendendo l’attuale traiettoria incompatibile con una prospettiva di sostenibilità di lungo periodo.

Questa premessa non è un semplice esercizio diagnostico. La norma chiarisce che la transizione circolare non nasce come risposta contingente a una emergenza ambientale, ma come ricomposizione strutturale della relazione tra risorse, sistemi produttivi e benessere umano. Nella definizione formale contenuta in ISO 59020 2024, l’economia circolare è descritta come un sistema economico che utilizza un approccio sistemico per mantenere un flusso circolare di risorse, recuperandone, trattenendone o aumentandone il valore, mentre contribuisce allo sviluppo sostenibile.

Questa definizione mette a fuoco tre elementi chiave

  • la natura sistemica dell’approccio
  • la centralità del concetto di valore
  • l’attenzione simultanea agli impatti ambientali, sociali ed economici.

Le norme ISO dedicate alla circolarità non propongono quindi soltanto un repertorio di pratiche tecniche, ma costruiscono un vero e proprio impianto concettuale progettato per orientare una trasformazione sistemica che coinvolge governance, culture organizzative, modelli di business, sistemi di misurazione e processi decisionali.


La serie ISO 59000 come infrastruttura concettuale della transizione circolare

Uno degli aspetti più innovativi del corpus normativo per l’economia circolare emerge da una lettura integrata di ISO 59004, ISO 59010 e ISO 59020. ISO 59004 definisce visione, principi e terminologia, ISO 59010 guida la transizione dei modelli di business e delle reti del valore, ISO 59020 fornisce il quadro per misurare e valutare la circolarità. La serie 59000 non si presenta quindi come un insieme di standard indipendenti, ma come un ecosistema normativo coerente che sostiene la trasformazione dall’intenzione alla pratica, dalla pratica al monitoraggio, dal monitoraggio alla governance.

Accanto a questo nucleo strutturale, la famiglia comprende documenti complementari che svolgono una funzione di approfondimento e supporto applicativo. ISO/TR 59032 2024 rientra pienamente in questa logica, poiché offre una rassegna sistematica di reti del valore esistenti, analizzandone caratteristiche, settori coinvolti, infrastrutture comuni, motivazioni dei partecipanti, metodologie per la creazione e il mantenimento delle collaborazioni, fattori abilitanti e barriere. Il Technical Report rende così osservabile, attraverso casi concreti, la transizione da catene lineari del valore a value network complessi, che costituiscono il contesto reale di applicazione di ISO 59010.

La complementarità tra i documenti può essere letta alla luce di una dinamica di cambiamento organizzativo evolutivo. ISO 59004 opera al livello della razionalità concettuale, fornendo un vocabolario condiviso, una visione sistemica e un insieme di principi che definiscono che cosa significhi pensare in modo circolare. ISO 59010 agisce al livello della razionalità strutturale, accompagnando le organizzazioni nella trasformazione dei modelli di business, delle reti del valore e dei processi decisionali. ISO 59020 interviene al livello della razionalità valutativa, indicando come misurare, valutare e rendicontare la circolarità attraverso indicatori robusti, dati verificabili e metodi comparabili. ISO/TR 59032 aggiunge un livello empirico e descrittivo, documentando come le reti del valore circolari si configurino nella pratica in diversi settori e contesti geo economici, offrendo una base di evidenze che alimenta sia la riflessione teorica sia l’evoluzione normativa.

Questo allineamento tra dimensione concettuale, dimensione strategica, dimensione valutativa e dimensione empirica costituisce uno dei contributi più rilevanti del sistema ISO 59000. Viene superata la tradizionale frammentazione tra teoria, strategia, misurazione e casi reali a favore di un linguaggio unitario che rende monitorabile ciò che è definito in modo sistemico, implementabile ciò che è concettualmente fondato e verificabile ciò che viene proposto come modello di transizione.


Il contributo teorico di ISO 59004 visione, principi, definizioni

Una visione sistemica dell’economia circolare

In ISO 59004 l’economia circolare è descritta come un insieme di flussi, stock e relazioni interdipendenti che devono essere ripensati nel loro complesso e non attraverso interventi parziali. Questa impostazione evita i riduzionismi che hanno spesso limitato l’efficacia delle politiche di sostenibilità, centrando l’attenzione sul passaggio dalla gestione dei singoli prodotti alla gestione integrata dei sistemi di valore.

La logica tradizionale, basata sull’ottimizzazione isolata dei processi, viene sostituita da una prospettiva che assume le interconnessioni ambientali, sociali ed economiche come dimensioni imprescindibili della progettazione e della gestione. La sezione dedicata ai principi rende esplicito questo orientamento, ponendo il systems thinking come fondamento di ogni strategia circolare.

I principi come criteri di razionalità

ISO 59004 identifica sei principi di riferimento

  • systems thinking
  • value creation
  • value sharing
  • resource stewardship
  • resource traceability
  • ecosystem resilience.

Ciascun principio svolge la funzione di criterio normativo per valutare la coerenza delle azioni circolari.

Value creation e value sharing introducono una visione ampliata del valore, che non riguarda soltanto l’efficienza tecnica, ma anche la distribuzione equa dei benefici tra gli stakeholder.

Resource stewardship e resource traceability affrontano il tema della responsabilità nella gestione dei flussi e degli stock, valorizzando la trasparenza informativa e la capacità di monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita.

Ecosystem resilience collega infine l’economia circolare alla capacità dei sistemi naturali e sociali di assorbire shock, rigenerarsi e mantenere nel tempo le proprie funzioni essenziali.

In questa prospettiva, la circolarità non è una semplice estensione delle politiche riduci, riusa, ricicla, ma un paradigma che riorienta il modo stesso in cui viene concepita la produzione di valore.


ISO 59010 e la transizione dei modelli di business dalla teoria all’azione

La rete del valore come sistema complesso

ISO 59010 approfondisce il ruolo delle reti del valore come spazio primario della trasformazione circolare. Non è sufficiente innovare un singolo prodotto o ottimizzare un singolo processo. È necessario ripensare l’intera configurazione relazionale che collega fornitori, produttori, utilizzatori, servizi post uso, strutture logistiche e soggetti istituzionali.

La norma dedica ampio spazio alla mappatura della catena e della rete del valore e alla comprensione del livello di maturità circolare dell’organizzazione, sottolineando come solo una lettura complessiva consenta di individuare opportunità e ostacoli reali alla transizione.

Le categorie di azioni come struttura del cambiamento

Nella ISO 59010, inoltre, viene proposta una tassonomia articolata di azioni circolari che vanno dalla creazione di nuovo valore alla rigenerazione del valore altrimenti perduto. Le principali categorie riguardano azioni che creano valore aggiunto, mantengono il valore, recuperano valore, rigenerano valore, oltre alle azioni di supporto alla transizione.

La distinzione tra value retention e value recovery è particolarmente rilevante. Nel primo caso si punta a evitare la perdita di valore, nel secondo si interviene per recuperare valore che era già stato disperso. La tassonomia non è solo uno strumento pratico, ma costituisce un modello teorico che permette di leggere e progettare la profondità della trasformazione.

La governance circolare

La norma affronta in modo esplicito anche il tema della governance delle reti del valore. Cooperazione interorganizzativa, infrastrutture condivise, digitalizzazione, accordi contrattuali orientati alla circolarità e modalità di condivisione di rischi e benefici emergono come elementi chiave.

La circolarità non nasce dal miglioramento isolato di un singolo attore, ma dall’allineamento tra molti attori intorno a un nuovo patto di governance. Le clausole contrattuali, le piattaforme comuni e i modelli di cooperazione di lungo periodo diventano così leve concrete per la traduzione delle strategie in pratica.


ISO/TR 59032 le reti del valore come laboratorio della transizione

ISO/TR 59032 2024 estende la prospettiva normativa di ISO 59010 attraverso una analisi empirica sistematica delle reti del valore esistenti. L’obiettivo dichiarato è esaminare caratteristiche e strutture di casi reali di value network che contribuiscono ad accelerare la transizione verso l’economia circolare e fornire, al tempo stesso, un supporto diretto all’utilizzo di ISO 59010.

Il documento descrive il metodo utilizzato per la raccolta e la selezione dei casi. A partire da un insieme di novantanove esempi individuati in diversi Paesi e in numerosi settori industriali, vengono selezionati quindici casi rappresentativi sulla base di criteri relativi al grado di collaborazione, alla modifica effettiva dei flussi di prodotti e materiali su scala commerciale, alla presenza di alleanze tra più organizzazioni.

Ogni caso è analizzato con una griglia comune che considera titolo, settore, attori facilitatori e partecipanti, localizzazione, prodotti e servizi rilevanti, attività chiave, impatti aggiuntivi, motivazioni alla partecipazione, metodologie di creazione e mantenimento della rete, infrastrutture comuni, fattori abilitanti e barriere. Le reti del valore studiate coprono contesti molto diversi, dal riciclo orizzontale dell’alluminio per i treni ad alta velocità a piattaforme per incrementare il reddito degli agricoltori, dalla simbiosi industriale in distretti manifatturieri a ecosistemi quasi a rifiuti zero, da consorzi avanzati per il riciclo di rifiuti complessi a piattaforme logistiche e digitali per la reverse logistics.

La discussione finale del Technical Report individua alcuni tratti ricorrenti. Tra questi spiccano la presenza di collaborazioni intersettoriali, spesso con il settore della gestione dei rifiuti come nodo di chiusura dei cicli, la centralità di infrastrutture comuni fisiche e digitali, la transizione concettuale dalle value chain alle value network, le motivazioni economiche, ambientali e reputazionali che spingono gli attori a cooperare, le metodologie di lungo periodo per costruire fiducia e stabilità nelle relazioni.

In questo modo ISO/TR 59032 rende visibile il passaggio dalla rappresentazione astratta delle reti del valore a una comprensione situata e concreta delle loro dinamiche. Il legame con ISO 59010 è esplicitato fin dall’introduzione, che riconosce il ruolo del Technical Report come supporto per gli utilizzatori della norma sulla transizione dei modelli di business.


ISO 59020 misurazione della circolarità tra indicatori e valutazione

Misurare in modo sistemico

Un assunto chiaro della ISO 59020 è che la circolarità non può essere gestita senza strumenti di misurazione robusti, comparabili e verificabili. La norma propone un quadro articolato in tre fasi integrate, definizione dei confini, misurazione e valutazione.

Nella fase di definizione dei confini sono affrontati temi come l’identificazione di stock e flussi rilevanti, la scelta dell’unità di analisi, la definizione degli orizzonti temporali e il livello di sistema considerato, che può essere regionale, interorganizzativo, organizzativo o di prodotto.

Indicatori fondamentali come base epistemica

L’Allegato A raccoglie gli indicatori fondamentali di circolarità, che costituiscono il nucleo minimo obbligatorio di ogni valutazione. La natura strutturale di questi indicatori è particolarmente significativa, poiché essi descrivono qualità e quantità delle risorse in ingresso, tassi di riutilizzo, riciclo e recupero, perdite e output non recuperati, capacità del sistema di mantenere valore nel tempo.

Questi elementi non misurano soltanto performance tecniche, ma rappresentano la traduzione quantitativa dei principi di ISO 59004. La misurazione si configura quindi come proiezione numerica di una razionalità concettuale definita a monte.

Valore e impatti

La fase di valutazione prevista da ISO 59020 amplia il campo di osservazione. La misurazione circolare non è considerata completa se non include l’analisi del valore economico creato, trattenuto o recuperato, della capacità di conservare valore ambientale e sociale, della comparabilità multidimensionale degli impatti.

In tal modo la norma supera il rischio di una misurazione puramente tecnica e assicura il collegamento tra economia circolare e paradigma dello sviluppo sostenibile, rendendo possibile una lettura integrata degli effetti delle scelte organizzative.


Un modello di transizione sistemica basato sulla serie ISO 59000

L’analisi congiunta delle tre norme principali, arricchita dai contributi dei Technical Report, permette di riconoscere nella serie ISO 59000 la struttura di un modello completo di transizione sistemica.

ISO 59004 svolge il ruolo di fondamento epistemologico, offrendo un quadro interpretativo in cui la circolarità è definita come grado di allineamento a principi chiari e condivisi. La circolarità diviene così un attributo emergente della conformità a regole che disciplinano la relazione tra risorse, valore e sostenibilità.

ISO 59010 costituisce l’architettura strategico organizzativa del modello. Lo schema logico della norma, che parte dalla comprensione della situazione di partenza, passa per l’identificazione di lacune e opportunità, definisce obiettivi e portata della transizione, sviluppa strategie e piani, guida l’implementazione e il monitoraggio, descrive un processo iterativo fondato su revisioni periodiche e apprendimento continuo.

ISO 59020 fornisce la componente valutativa, senza la quale non può esistere una gestione effettiva. Indicatori di flusso, di performance, strutturali e di impatto economico, sociale e ambientale sono organizzati in un ciclo che integra raccolta dati, elaborazione, interpretazione, coinvolgimento degli stakeholder e reporting trasparente.

ISO/TR 59032, infine, rappresenta la dimensione empirico sperimentale, mostrando come le categorie concettuali e operative delle norme ISO si incarnino in configurazioni concrete di reti del valore, con infrastrutture, contratti, piattaforme, politiche e tecnologie specifiche.

Il modello di transizione risultante può essere descritto come articolato su quattro livelli interconnessi

  1. livello concettuale, rappresentato da ISO 59004
  2. livello strategico organizzativo, rappresentato da ISO 59010
  3. livello valutativo, rappresentato da ISO 59020
  4. livello empirico sperimentale, rappresentato da ISO/TR 59032.

La visione informa la strategia, la strategia genera dati, la valutazione riorienta la visione e l’osservazione delle reti reali consente di affinare definizioni e linee guida. L’intero sistema normativo assume così la forma di un ciclo di apprendimento collettivo.


L’economia circolare come paradigma evolutivo oltre efficienza e sostenibilità

L’insieme delle norme mostra che il modello lineare non può essere semplicemente corretto o reso più efficiente. La circolarità viene proposta come una vera rottura rispetto alla logica tradizionale che separa l’estrazione delle risorse dal loro reintegro in cicli biologici e tecnici.

La riduzione dell’impatto negativo non è più l’obiettivo finale. La prospettiva che emerge è quella della rigenerazione, in cui l’economia non opera in opposizione alla biosfera, ma come parte di essa, con la finalità di aumentare la resilienza degli ecosistemi anziché eroderla.

Il riconoscimento della complessità dei sistemi socio tecnici è un altro elemento centrale. ISO 59004, ISO 59010, ISO 59020 e ISO/TR 59032 convergono nel descrivere la circolarità come processo evolutivo in sistemi complessi, in cui cicli materiali, reti di relazioni, interazioni sociali, dinamiche economiche e infrastrutture condivise si intrecciano in modo non lineare.

In questo quadro anche il concetto di valore viene trasformato. Da semplice ritorno economico collegato a singoli processi, diventa qualità generativa e proprietà sistemica, misurata in termini di capacità di generare benessere nel tempo attraverso mantenimento delle risorse, riduzione delle perdite, rigenerazione degli ecosistemi e creazione di nuove opportunità per gli attori coinvolti.


Una visione verso il Paradigma 5.0

L’insieme di questi elementi consente di leggere la serie ISO 59000 non solo come riferimento per l’economia circolare, ma come componente di un quadro più ampio, in linea con gli indirizzi della Commissione Europea su Industry 5.0. I tre pilastri della visione europea, centralità della persona, sostenibilità e resilienza, trovano un riscontro operativo nell’impianto ISO, che rende misurabili e governabili le dimensioni legate alla gestione responsabile delle risorse, alla rigenerazione degli ecosistemi, alla robustezza e adattabilità delle reti del valore.

In connessione con la UNI/PdR 155 e con la famiglia ISO 56000 sulla gestione dell’innovazione, la serie ISO 59000 può essere interpretata come uno degli assi tecnici del nuovo Paradigma 5.0. L’economia circolare diventa uno dei piani operativi di un meta modello in cui innovazione sostenibile, governance trasformativa, antifragilità e orientamento al bene comune si intrecciano in un sistema di norme, politiche e pratiche in grado di trasformare la transizione ecologica da slogan a pratica di governo, di impresa e di responsabilità condivisa.

In questa prospettiva, l’economia circolare non rappresenta una appendice della sostenibilità, ma la forma concreta attraverso cui il nuovo Paradigma 5.0 può incarnarsi nelle decisioni quotidiane di organizzazioni, territori e policy maker, ponendo le basi per sistemi di valore rigenerativi, resilienti e orientati alla prosperità oltre la crescita.


Bibliografia

  1. ISO 56000:2025. Innovation Management — Fundamentals and Vocabulary
  2. ISO 56001:2024. Innovation Management System — Requirements
  3. ISO 59004:2024. Circular Economy — Vocabulary, Principles and Guidance for Implementation
  4. ISO 59010:2024. Circular Economy — Guidance on the Transition of Business Models and Value Networks
  5. ISO 59020:2024. Circular Economy — Measuring and Assessing Circularity Performance
  6. ISO/TR 59032:2024. Circular Economy — Review of Existing Value Networks
  7. Breque, Maija, Lars De Nul, and Athanasios Petridis. Industry 5.0 – Towards a Sustainable, Human-Centric and Resilient European Industry. Directorate-General for Research and Innovation, Publications Office of the European Union.
  8. Casale, Oliviero, Paola Rinaldi, and al.. Validazione della definizione di Industria 5.0, Mediabroker Group Srls, 2025.
  9. Casale, Oliviero, Paola Rinaldi, and Marco Cibien. Industry 5.0 e Economia Circolare. Rivista Qualità, no. 6, 2023, AICQ.
  10. UNI/PdR 155:2023 Gestione dell’innovazione sostenibile – Linee guida per la gestione dei processi di innovazione sostenibile nelle imprese attraverso l’open innovation
  11. Casale, Oliviero, Rinaldi Paola, Paradigma 5.0, Gambini Editore, 2023.

Autori

* Oliviero Casale è General Manager di UniProfessioni e Innovation Manager certificato; consigliere della Fondazione Communia; coordinatore del World Industry 5.0 Forum by Confassociazioni; componente di ISO TC/279 (Innovation management); Cultore della Materia presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e Segretario di AICQ Emilia-Romagna e Marche.
** Paola Rinaldi è laureata in Fisica e PhD in Ingegneria elettrotecnica; titolare del corso di Affidabilità, Controllo Qualità e Certificazione di Processo e di Prodotto nel C.d.L. in Ingegneria Gestionale nell’Università di Bologna; Vicepresidente di AICQ Emilia-Romagna e Marche e certificata come Circular Economy Advisor.