Entrare in un nuovo anno è sempre un gesto simbolico. Ma entrare nel 2026, oggi, non può essere un semplice passaggio di calendario. È un atto di responsabilità. È il momento in cui diventa evidente che il futuro non è più qualcosa che possiamo permetterci di considerare distante, né tantomeno garantito. Il futuro è già in gioco ed è, probabilmente, il bene comune più caro che abbiamo.
Negli ultimi vent’anni abbiamo prodotto una quantità enorme di analisi, scenari, visioni sul mondo al 2050. Documenti economici, rapporti istituzionali, studi sul lavoro, sull’industria, sull’energia, sulla conoscenza, sulle città. Tutti, con linguaggi diversi, hanno progressivamente messo in discussione un’idea che per molto tempo abbiamo dato per scontata. Che il futuro sarebbe arrivato comunque, come naturale prosecuzione del presente.
All’inizio degli anni Duemila il futuro veniva raccontato in modo lineare. Si parlava di crescita, di sviluppo, di progresso, di miglioramento delle condizioni di vita. I problemi esistevano, ma sembravano affrontabili con politiche più efficaci e una governance più attenta. Il futuro appariva come qualcosa che sarebbe arrivato, a patto di non sbagliare troppo.
Poi sono emerse le fratture. La competizione globale, lo spostamento degli equilibri economici, l’aumento delle disuguaglianze, la fragilità dei sistemi produttivi. Successivamente, con sempre maggiore chiarezza, sono arrivati i segnali più forti. La crisi climatica, la perdita di biodiversità, la trasformazione del lavoro, l’automazione, le tensioni geopolitiche, il ritorno della guerra come elemento strutturale dello scenario internazionale. A quel punto il futuro ha smesso di essere una semplice proiezione. È diventato una questione aperta, fatta di scelte, di rinunce, di responsabilità.
Gli scenari più recenti lo dicono in modo esplicito. Non esiste un solo futuro possibile. Esistono futuri diversi, che dipendono dalle decisioni che prendiamo oggi. Rimandare, non scegliere, cercare compromessi al ribasso non è neutralità. È una scelta implicita che spesso conduce agli esiti peggiori. Considerare il futuro come bene comune significa anche accettare che non tutto è compatibile con tutto e che ogni strada intrapresa esclude altre strade.
In questo contesto si è resa evidente anche un’altra fragilità, spesso sottovalutata. Le democrazie. Il futuro non può essere custodito senza istituzioni democratiche solide, partecipate e aperte, capaci di includere e di ascoltare. Senza democrazia il futuro tende a essere appropriato da pochi, imposto dall’alto, sacrificato sull’altare dell’urgenza o dell’efficienza apparente. La democrazia, con tutti i suoi limiti, resta invece lo spazio in cui il futuro può essere discusso, condiviso, corretto. È il luogo in cui il bene comune trova voce e legittimità.
È in questa direzione che risuona con particolare forza l’invito di Papa Francesco nella Laudato Si’, quando richiama tutti a un’assunzione di responsabilità condivisa, affermando la necessità di «rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta», perché la sfida ambientale e le sue radici umane «ci riguardano e ci toccano tutti». Non si tratta di un appello astratto, ma del riconoscimento che il futuro nasce dal confronto, dall’ascolto, dalla capacità di sentirsi parte di uno stesso destino.
Accanto alla democrazia emerge così un altro fondamento essenziale. La fratellanza e il rispetto dell’altro. Senza il riconoscimento reciproco tra le persone, senza la consapevolezza di appartenere a uno stesso cammino, il futuro si frammenta. La fratellanza non è un richiamo retorico, ma una condizione concreta di stabilità. Significa riconoscere nell’altro non un ostacolo o un concorrente, ma una parte della stessa comunità umana. Un futuro costruito contro qualcuno è, inevitabilmente, un futuro fragile.
Oggi sappiamo che il futuro non è il risultato automatico del progresso tecnologico, né dell’accumulazione economica. Sappiamo che la conoscenza, l’innovazione, l’industria, l’energia, il lavoro possono essere leve di sviluppo oppure fattori di esclusione, a seconda delle scelte che facciamo. Sappiamo che non esiste futuro senza pace, senza tutela dell’ambiente, senza giustizia sociale, senza comunità coese. E sappiamo anche che un futuro che lascia qualcuno indietro non è solo ingiusto, ma instabile.
Il futuro, infatti, non si costruisce solo evitando il danno. Si costruisce generando valore. Generatività significa questo. Creare le condizioni perché nuove possibilità possano emergere nel tempo. Investire nelle persone, nei territori, nelle relazioni, nella conoscenza condivisa. Pensare sistemi capaci di produrre benessere duraturo, non risultati effimeri. Un futuro generativo è un futuro che non consuma le proprie basi, ma le rafforza.
Curare il presente, allora, non vuol dire semplicemente ridurre i rischi. Vuol dire rendere il sistema sociale, economico e istituzionale capace di apprendere, di adattarsi, di trasformarsi. Qui entra in gioco la dimensione dell’antifragilità. Un futuro fragile si spezza di fronte agli shock. Un futuro resiliente cerca di resistere. Un futuro antifragile, invece, cresce proprio attraverso le difficoltà. Impara dalle crisi, rivede i propri modelli, trasforma le tensioni in occasioni di miglioramento.
In questa prospettiva, le parole di Matteo Maria Zuppi aiutano a comprendere il senso profondo della speranza come impegno concreto. Non una fuga dal presente, ma la capacità di costruire ciò che ancora non c’è, sapendo già oggi che quel lavoro, se condiviso e orientato al bene comune, potrà diventare una casa bella e abitabile per tutti.
Per questo parlare di futuro come bene comune non significa evocare una speranza vaga. Significa riconoscere che il futuro esiste solo se curiamo il presente. Ogni guerra che accettiamo come inevitabile consuma futuro. Ogni ecosistema degradato oltre i limiti di rigenerazione sottrae futuro. Ogni forma di sfruttamento che diventa normalità erode futuro. Ogni mancanza di rispetto verso l’altro indebolisce il futuro di tutti.
Un bene comune non appartiene a qualcuno in particolare. Appartiene a tutti e richiede la responsabilità di tutti. Il futuro rientra pienamente in questa categoria. Non può essere delegato solo ai mercati, né affidato esclusivamente alle istituzioni, né ridotto a una questione tecnica. Richiede visione, cooperazione, democrazia viva, rispetto reciproco, senso di fratellanza. Richiede la volontà di costruire un futuro inclusivo, in cui nessuno sia considerato ultimo, sacrificabile o irrilevante.
Entrare nel 2026, allora, non è solo un augurio. È una scelta di campo. La scelta di considerare il futuro non come un’eredità scontata, ma come un bene comune da custodire, rendere generativo e capace di rafforzarsi anche nelle difficoltà.
Perché il futuro non si eredita come un bene acquisito. Esiste solo se viene reso possibile, giorno dopo giorno, attraverso scelte responsabili, istituzioni democratiche, relazioni fondate sul rispetto dell’altro e sulla fratellanza, modelli di sviluppo inclusivi e capaci di apprendere. Custodire il futuro insieme, nella responsabilità condivisa, significa lavorare perché nessuno resti indietro, perché nessuno sia considerato ultimo o sacrificabile. È questa la sfida più grande e più necessaria del nostro tempo. Ed è con questa consapevolezza che possiamo davvero entrare nel 2026.
La crescente consapevolezza dei limiti del sistema economico lineare rappresenta il punto di partenza per la costruzione di un nuovo paradigma. Il modello estrattivo basato sulla sequenza produzione–consumo–smaltimento ha generato, secondo quanto affermato in ISO 59004 2024, un quadro globale caratterizzato da esaurimento delle risorse, perdita di biodiversità, aumento dei rifiuti e rilasci dannosi, fino a compromettere la capacità del pianeta di assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni future. Lo stesso documento sottolinea che diversi limiti planetari sono già stati raggiunti o superati, rendendo l’attuale traiettoria incompatibile con una prospettiva di sostenibilità di lungo periodo.
Questa premessa non è un semplice esercizio diagnostico. La norma chiarisce che la transizione circolare non nasce come risposta contingente a una emergenza ambientale, ma come ricomposizione strutturale della relazione tra risorse, sistemi produttivi e benessere umano. Nella definizione formale contenuta in ISO 59020 2024, l’economia circolare è descritta come un sistema economico che utilizza un approccio sistemico per mantenere un flusso circolare di risorse, recuperandone, trattenendone o aumentandone il valore, mentre contribuisce allo sviluppo sostenibile.
Questa definizione mette a fuoco tre elementi chiave
la natura sistemica dell’approccio
la centralità del concetto di valore
l’attenzione simultanea agli impatti ambientali, sociali ed economici.
Le norme ISO dedicate alla circolarità non propongono quindi soltanto un repertorio di pratiche tecniche, ma costruiscono un vero e proprio impianto concettuale progettato per orientare una trasformazione sistemica che coinvolge governance, culture organizzative, modelli di business, sistemi di misurazione e processi decisionali.
La serie ISO 59000 come infrastruttura concettuale della transizione circolare
Uno degli aspetti più innovativi del corpus normativo per l’economia circolare emerge da una lettura integrata di ISO 59004, ISO 59010 e ISO 59020. ISO 59004 definisce visione, principi e terminologia, ISO 59010 guida la transizione dei modelli di business e delle reti del valore, ISO 59020 fornisce il quadro per misurare e valutare la circolarità. La serie 59000 non si presenta quindi come un insieme di standard indipendenti, ma come un ecosistema normativo coerente che sostiene la trasformazione dall’intenzione alla pratica, dalla pratica al monitoraggio, dal monitoraggio alla governance.
Accanto a questo nucleo strutturale, la famiglia comprende documenti complementari che svolgono una funzione di approfondimento e supporto applicativo. ISO/TR 59032 2024 rientra pienamente in questa logica, poiché offre una rassegna sistematica di reti del valore esistenti, analizzandone caratteristiche, settori coinvolti, infrastrutture comuni, motivazioni dei partecipanti, metodologie per la creazione e il mantenimento delle collaborazioni, fattori abilitanti e barriere. Il Technical Report rende così osservabile, attraverso casi concreti, la transizione da catene lineari del valore a value network complessi, che costituiscono il contesto reale di applicazione di ISO 59010.
La complementarità tra i documenti può essere letta alla luce di una dinamica di cambiamento organizzativo evolutivo. ISO 59004 opera al livello della razionalità concettuale, fornendo un vocabolario condiviso, una visione sistemica e un insieme di principi che definiscono che cosa significhi pensare in modo circolare. ISO 59010 agisce al livello della razionalità strutturale, accompagnando le organizzazioni nella trasformazione dei modelli di business, delle reti del valore e dei processi decisionali. ISO 59020 interviene al livello della razionalità valutativa, indicando come misurare, valutare e rendicontare la circolarità attraverso indicatori robusti, dati verificabili e metodi comparabili. ISO/TR 59032 aggiunge un livello empirico e descrittivo, documentando come le reti del valore circolari si configurino nella pratica in diversi settori e contesti geo economici, offrendo una base di evidenze che alimenta sia la riflessione teorica sia l’evoluzione normativa.
Questo allineamento tra dimensione concettuale, dimensione strategica, dimensione valutativa e dimensione empirica costituisce uno dei contributi più rilevanti del sistema ISO 59000. Viene superata la tradizionale frammentazione tra teoria, strategia, misurazione e casi reali a favore di un linguaggio unitario che rende monitorabile ciò che è definito in modo sistemico, implementabile ciò che è concettualmente fondato e verificabile ciò che viene proposto come modello di transizione.
Il contributo teorico di ISO 59004 visione, principi, definizioni
Una visione sistemica dell’economia circolare
In ISO 59004 l’economia circolare è descritta come un insieme di flussi, stock e relazioni interdipendenti che devono essere ripensati nel loro complesso e non attraverso interventi parziali. Questa impostazione evita i riduzionismi che hanno spesso limitato l’efficacia delle politiche di sostenibilità, centrando l’attenzione sul passaggio dalla gestione dei singoli prodotti alla gestione integrata dei sistemi di valore.
La logica tradizionale, basata sull’ottimizzazione isolata dei processi, viene sostituita da una prospettiva che assume le interconnessioni ambientali, sociali ed economiche come dimensioni imprescindibili della progettazione e della gestione. La sezione dedicata ai principi rende esplicito questo orientamento, ponendo il systems thinking come fondamento di ogni strategia circolare.
I principi come criteri di razionalità
ISO 59004 identifica sei principi di riferimento
systems thinking
value creation
value sharing
resource stewardship
resource traceability
ecosystem resilience.
Ciascun principio svolge la funzione di criterio normativo per valutare la coerenza delle azioni circolari.
Value creation e value sharing introducono una visione ampliata del valore, che non riguarda soltanto l’efficienza tecnica, ma anche la distribuzione equa dei benefici tra gli stakeholder.
Resource stewardship e resource traceability affrontano il tema della responsabilità nella gestione dei flussi e degli stock, valorizzando la trasparenza informativa e la capacità di monitoraggio lungo l’intero ciclo di vita.
Ecosystem resilience collega infine l’economia circolare alla capacità dei sistemi naturali e sociali di assorbire shock, rigenerarsi e mantenere nel tempo le proprie funzioni essenziali.
In questa prospettiva, la circolarità non è una semplice estensione delle politiche riduci, riusa, ricicla, ma un paradigma che riorienta il modo stesso in cui viene concepita la produzione di valore.
ISO 59010 e la transizione dei modelli di business dalla teoria all’azione
La rete del valore come sistema complesso
ISO 59010 approfondisce il ruolo delle reti del valore come spazio primario della trasformazione circolare. Non è sufficiente innovare un singolo prodotto o ottimizzare un singolo processo. È necessario ripensare l’intera configurazione relazionale che collega fornitori, produttori, utilizzatori, servizi post uso, strutture logistiche e soggetti istituzionali.
La norma dedica ampio spazio alla mappatura della catena e della rete del valore e alla comprensione del livello di maturità circolare dell’organizzazione, sottolineando come solo una lettura complessiva consenta di individuare opportunità e ostacoli reali alla transizione.
Le categorie di azioni come struttura del cambiamento
Nella ISO 59010, inoltre, viene proposta una tassonomia articolata di azioni circolari che vanno dalla creazione di nuovo valore alla rigenerazione del valore altrimenti perduto. Le principali categorie riguardano azioni che creano valore aggiunto, mantengono il valore, recuperano valore, rigenerano valore, oltre alle azioni di supporto alla transizione.
La distinzione tra value retention e value recovery è particolarmente rilevante. Nel primo caso si punta a evitare la perdita di valore, nel secondo si interviene per recuperare valore che era già stato disperso. La tassonomia non è solo uno strumento pratico, ma costituisce un modello teorico che permette di leggere e progettare la profondità della trasformazione.
La governance circolare
La norma affronta in modo esplicito anche il tema della governance delle reti del valore. Cooperazione interorganizzativa, infrastrutture condivise, digitalizzazione, accordi contrattuali orientati alla circolarità e modalità di condivisione di rischi e benefici emergono come elementi chiave.
La circolarità non nasce dal miglioramento isolato di un singolo attore, ma dall’allineamento tra molti attori intorno a un nuovo patto di governance. Le clausole contrattuali, le piattaforme comuni e i modelli di cooperazione di lungo periodo diventano così leve concrete per la traduzione delle strategie in pratica.
ISO/TR 59032 le reti del valore come laboratorio della transizione
ISO/TR 59032 2024 estende la prospettiva normativa di ISO 59010 attraverso una analisi empirica sistematica delle reti del valore esistenti. L’obiettivo dichiarato è esaminare caratteristiche e strutture di casi reali di value network che contribuiscono ad accelerare la transizione verso l’economia circolare e fornire, al tempo stesso, un supporto diretto all’utilizzo di ISO 59010.
Il documento descrive il metodo utilizzato per la raccolta e la selezione dei casi. A partire da un insieme di novantanove esempi individuati in diversi Paesi e in numerosi settori industriali, vengono selezionati quindici casi rappresentativi sulla base di criteri relativi al grado di collaborazione, alla modifica effettiva dei flussi di prodotti e materiali su scala commerciale, alla presenza di alleanze tra più organizzazioni.
Ogni caso è analizzato con una griglia comune che considera titolo, settore, attori facilitatori e partecipanti, localizzazione, prodotti e servizi rilevanti, attività chiave, impatti aggiuntivi, motivazioni alla partecipazione, metodologie di creazione e mantenimento della rete, infrastrutture comuni, fattori abilitanti e barriere. Le reti del valore studiate coprono contesti molto diversi, dal riciclo orizzontale dell’alluminio per i treni ad alta velocità a piattaforme per incrementare il reddito degli agricoltori, dalla simbiosi industriale in distretti manifatturieri a ecosistemi quasi a rifiuti zero, da consorzi avanzati per il riciclo di rifiuti complessi a piattaforme logistiche e digitali per la reverse logistics.
La discussione finale del Technical Report individua alcuni tratti ricorrenti. Tra questi spiccano la presenza di collaborazioni intersettoriali, spesso con il settore della gestione dei rifiuti come nodo di chiusura dei cicli, la centralità di infrastrutture comuni fisiche e digitali, la transizione concettuale dalle value chain alle value network, le motivazioni economiche, ambientali e reputazionali che spingono gli attori a cooperare, le metodologie di lungo periodo per costruire fiducia e stabilità nelle relazioni.
In questo modo ISO/TR 59032 rende visibile il passaggio dalla rappresentazione astratta delle reti del valore a una comprensione situata e concreta delle loro dinamiche. Il legame con ISO 59010 è esplicitato fin dall’introduzione, che riconosce il ruolo del Technical Report come supporto per gli utilizzatori della norma sulla transizione dei modelli di business.
ISO 59020 misurazione della circolarità tra indicatori e valutazione
Misurare in modo sistemico
Un assunto chiaro della ISO 59020 è che la circolarità non può essere gestita senza strumenti di misurazione robusti, comparabili e verificabili. La norma propone un quadro articolato in tre fasi integrate, definizione dei confini, misurazione e valutazione.
Nella fase di definizione dei confini sono affrontati temi come l’identificazione di stock e flussi rilevanti, la scelta dell’unità di analisi, la definizione degli orizzonti temporali e il livello di sistema considerato, che può essere regionale, interorganizzativo, organizzativo o di prodotto.
Indicatori fondamentali come base epistemica
L’Allegato A raccoglie gli indicatori fondamentali di circolarità, che costituiscono il nucleo minimo obbligatorio di ogni valutazione. La natura strutturale di questi indicatori è particolarmente significativa, poiché essi descrivono qualità e quantità delle risorse in ingresso, tassi di riutilizzo, riciclo e recupero, perdite e output non recuperati, capacità del sistema di mantenere valore nel tempo.
Questi elementi non misurano soltanto performance tecniche, ma rappresentano la traduzione quantitativa dei principi di ISO 59004. La misurazione si configura quindi come proiezione numerica di una razionalità concettuale definita a monte.
Valore e impatti
La fase di valutazione prevista da ISO 59020 amplia il campo di osservazione. La misurazione circolare non è considerata completa se non include l’analisi del valore economico creato, trattenuto o recuperato, della capacità di conservare valore ambientale e sociale, della comparabilità multidimensionale degli impatti.
In tal modo la norma supera il rischio di una misurazione puramente tecnica e assicura il collegamento tra economia circolare e paradigma dello sviluppo sostenibile, rendendo possibile una lettura integrata degli effetti delle scelte organizzative.
Un modello di transizione sistemica basato sulla serie ISO 59000
L’analisi congiunta delle tre norme principali, arricchita dai contributi dei Technical Report, permette di riconoscere nella serie ISO 59000 la struttura di un modello completo di transizione sistemica.
ISO 59004 svolge il ruolo di fondamento epistemologico, offrendo un quadro interpretativo in cui la circolarità è definita come grado di allineamento a principi chiari e condivisi. La circolarità diviene così un attributo emergente della conformità a regole che disciplinano la relazione tra risorse, valore e sostenibilità.
ISO 59010 costituisce l’architettura strategico organizzativa del modello. Lo schema logico della norma, che parte dalla comprensione della situazione di partenza, passa per l’identificazione di lacune e opportunità, definisce obiettivi e portata della transizione, sviluppa strategie e piani, guida l’implementazione e il monitoraggio, descrive un processo iterativo fondato su revisioni periodiche e apprendimento continuo.
ISO 59020 fornisce la componente valutativa, senza la quale non può esistere una gestione effettiva. Indicatori di flusso, di performance, strutturali e di impatto economico, sociale e ambientale sono organizzati in un ciclo che integra raccolta dati, elaborazione, interpretazione, coinvolgimento degli stakeholder e reporting trasparente.
ISO/TR 59032, infine, rappresenta la dimensione empirico sperimentale, mostrando come le categorie concettuali e operative delle norme ISO si incarnino in configurazioni concrete di reti del valore, con infrastrutture, contratti, piattaforme, politiche e tecnologie specifiche.
Il modello di transizione risultante può essere descritto come articolato su quattro livelli interconnessi
livello concettuale, rappresentato da ISO 59004
livello strategico organizzativo, rappresentato da ISO 59010
livello valutativo, rappresentato da ISO 59020
livello empirico sperimentale, rappresentato da ISO/TR 59032.
La visione informa la strategia, la strategia genera dati, la valutazione riorienta la visione e l’osservazione delle reti reali consente di affinare definizioni e linee guida. L’intero sistema normativo assume così la forma di un ciclo di apprendimento collettivo.
L’economia circolare come paradigma evolutivo oltre efficienza e sostenibilità
L’insieme delle norme mostra che il modello lineare non può essere semplicemente corretto o reso più efficiente. La circolarità viene proposta come una vera rottura rispetto alla logica tradizionale che separa l’estrazione delle risorse dal loro reintegro in cicli biologici e tecnici.
La riduzione dell’impatto negativo non è più l’obiettivo finale. La prospettiva che emerge è quella della rigenerazione, in cui l’economia non opera in opposizione alla biosfera, ma come parte di essa, con la finalità di aumentare la resilienza degli ecosistemi anziché eroderla.
Il riconoscimento della complessità dei sistemi socio tecnici è un altro elemento centrale. ISO 59004, ISO 59010, ISO 59020 e ISO/TR 59032 convergono nel descrivere la circolarità come processo evolutivo in sistemi complessi, in cui cicli materiali, reti di relazioni, interazioni sociali, dinamiche economiche e infrastrutture condivise si intrecciano in modo non lineare.
In questo quadro anche il concetto di valore viene trasformato. Da semplice ritorno economico collegato a singoli processi, diventa qualità generativa e proprietà sistemica, misurata in termini di capacità di generare benessere nel tempo attraverso mantenimento delle risorse, riduzione delle perdite, rigenerazione degli ecosistemi e creazione di nuove opportunità per gli attori coinvolti.
Una visione verso il Paradigma 5.0
L’insieme di questi elementi consente di leggere la serie ISO 59000 non solo come riferimento per l’economia circolare, ma come componente di un quadro più ampio, in linea con gli indirizzi della Commissione Europea su Industry 5.0. I tre pilastri della visione europea, centralità della persona, sostenibilità e resilienza, trovano un riscontro operativo nell’impianto ISO, che rende misurabili e governabili le dimensioni legate alla gestione responsabile delle risorse, alla rigenerazione degli ecosistemi, alla robustezza e adattabilità delle reti del valore.
In connessione con la UNI/PdR 155 e con la famiglia ISO 56000 sulla gestione dell’innovazione, la serie ISO 59000 può essere interpretata come uno degli assi tecnici del nuovo Paradigma 5.0. L’economia circolare diventa uno dei piani operativi di un meta modello in cui innovazione sostenibile, governance trasformativa, antifragilità e orientamento al bene comune si intrecciano in un sistema di norme, politiche e pratiche in grado di trasformare la transizione ecologica da slogan a pratica di governo, di impresa e di responsabilità condivisa.
In questa prospettiva, l’economia circolare non rappresenta una appendice della sostenibilità, ma la forma concreta attraverso cui il nuovo Paradigma 5.0 può incarnarsi nelle decisioni quotidiane di organizzazioni, territori e policy maker, ponendo le basi per sistemi di valore rigenerativi, resilienti e orientati alla prosperità oltre la crescita.
Bibliografia
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* Oliviero Casale è General Manager di UniProfessioni e Innovation Manager certificato; consigliere della Fondazione Communia; coordinatore del World Industry 5.0 Forum by Confassociazioni; componente di ISO TC/279 (Innovation management); Cultore della Materia presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e Segretario di AICQ Emilia-Romagna e Marche. ** Paola Rinaldi è laureata in Fisica e PhD in Ingegneria elettrotecnica; titolare del corso di Affidabilità, Controllo Qualità e Certificazione di Processo e di Prodotto nel C.d.L. in Ingegneria Gestionale nell’Università di Bologna; Vicepresidente di AICQ Emilia-Romagna e Marche e certificata come Circular Economy Advisor.